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I Castelli
Correva l’anno 1231 quando Federico Il di Svevia emanò le “Constitutioni melfitane”, un corpo organico di leggi innovative per l’epoca, in cui si stabiliva tra l’altro il diritto alla difesa d’ufficio per i poveri e la punizione per la violenza sessuale. Scenario di questo evento il castello di Melfi, uno dei prediletti dal sovrano cultore della falconeria che soleva praticare sui monti del Vulture. Proprio dai piedi del castello normanno, una struttura a pianta quadrata, può partire questo itinerario in una regione poco frequentata ma piena di scoperte interessanti. Tra queste la rete di castelli federiciani nei quali il sovrano era solito fare tappa, nel corso dei suoi frequenti viaggi, con tutta la sua corte, serraglio di animali e danzatrici arabe comprese. Il secondo castello si cela nel cuore di Venosa, bianco e imponente, circondato da un largo fossato ormai in secca su cui si affacciano le case porticate con ampie terrazze. All’interno, nel Museo Archeologico Nazionale, si possono ammirare reperti risalenti al periodo in cui il centro era una importante città romana lungo l’antica via Appia. Un ampio tratto dell’impianto urbano è stato portato alla luce, insieme all’anfiteatro, proprio di fronte alle rovine normanne della Abbazia della Trinità. Il tratto di strada tra Venosa e Acerenza, campagne ondulate che improvvisamente s’inforrano in vallette scoscese, è uno dei più panoramici di tutto il percorso.

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La strada corre tra masserie e grotte rupestri poi, alla periferia dei centri abitati, tutto l’incanto si perde in periferie troppo spesso degradate. Anche ad Acerenza, come altrove, bisogna avere il coraggio di continuare per trovare un centro praticamente intatto, arroccato in cima a una rupe. Le case, in pietra, in genere con una scala esterna, si affacciano su stretti vicoli lastricati o su slarghi che improvvisamente lasciano spaziare lo sguardo su panorami campestri. Al centro la cattedrale romanica, che riprende nelle linee e nella struttura le forme dell’ormai distrutta abbazia di Cluny. Poi si scende tra boschi e campi ondeggianti di grano fino a Lagopesole, dove Federico costruì il più monumentale dei suoi manieri. Il castello domina la piana con la sua mole rossastra: un tempo ai suoi piedi, come si evince dal nome “lacus pensilis”, si stendeva un piccolo lago che venne bonificato negli anni ‘30 dal principe Doria. Sullo sfondo, al di là della piana coltivata, si staglia il doppio cono del monte Vulture, vulcano spento sin dall’antichità. Il cratere centrale è occupato dai laghetti di Monticchio dominati dalla mole dell’abbazia di San Michele. Dalle rovine dell’abbazia benedettina di Sant’Ippolito, che sorge sull’istmo tra i due laghi, si può partire alla volta della cima del vulcano, una salita tra boschi di faggi e lecci, per ritrovare quello scenario tanto amato da Federico II.

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CASTELLO DI MELFI --- CASTELLO DI LAGOPESOLE

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